Esperti di vino internazionali si confrontano sulle potenzialità dei vitigni autoctoni del Monferrato.

Castello di Costigliole – Consorzio Barbera d’Asti

Curiosi, attenti e tecnologici, la nuova frontiera per i vini autoctoni piemontesi di qualità sono i giovani americani, alla ricerca della qualità prima che del “brand”, incuriositi da ciò che non conoscono, sempre attenti a scoprire nuove denominazioni in grado di raccontare un territorio, la sua specificità e unicità”.
Queste le parole della Master Sommelier Laura DePasquale, importatrice di Miami per Artisanal, sezione di Southern Wine&Spirits, al Convegno sugli autoctoni Monferrini tenutosi domenica 11 dicembre, al Castello di Costigliole d’Asti, moderato da Ian D’Agata con la presenza di Filippo Mobrici Presidente Consorzio del Barbera D’Asti e Giorgio Ferrero Assessore all’agricoltura della Regione Piemonte, nell’ambito della nuova iniziativa “Aspettando Indigena”.
Come sottolinea il giornalista francese Bernard Burtschy, direttore della sezione vino di Le Figaro, “è importante svincolarsi dall’idea che ad interessarsi ed acquistare il vino sia un mercato tendenzialmente consolidato e tradizionalista. Al contrario, i visitatori di Figaro Vin online, sono per oltre il 70% giovani e per il 50% donne, interessati soprattutto ad articoli riguardanti vitigni e produttori meno conosciuti, con un’attenzione particolare all’impatto ambientale, alla salute, allo “storytelling” e a ciò che è unico e autoctono di uno specifico territorio”.

 

I nuovi acquirenti di vino negli USA, e non solo, sono dunque proprio i millenials, giovani tra i 20 e i 40 anni, alla ricerca di prodotti caratteristici e originali, ma soprattutto interessati alla tradizione e alle storie che li definiscono” afferma Michele Longo, giornalista e scrittore di vino, che da sempre sostiene la ricchezza umana e culturale della tradizione vinicola del nostro Paese.

 

Una potenzialità che, come fa notare la DePasquale, è ormai anche un’esigenza, dal momento che non passerà molto tempo prima che altri Paesi si accorgano di questa nuova tendenza e, anche con una minore varietà e una storia meno antica, inizino a diventare
competitivi sul mercato internazionale. “Gli autoctoni piemontesi – ha aggiunto Laura DePasquale – rappresentano una risorsa fondamentale per il vostro mercato, perchè alcune uve internazionali sono coltivabili con minor prezzo in altre parti del mondo, e rischiano di essere più competitive sul mercato mondiale, mentre l’autoctono è qualcosa di vostro e soltanto vostro, legato indissolubilmente a questo territorio“.

 

La sfida importante per i produttori italiani è dunque quella di trovare il modo di comunicare la qualità e l’unicità degli autoctoni italiani ad un pubblico sempre più esigente. Una missione che deve unire produttori italiani e distributori internazionali, secondo Shelley Lindgren, ristoratrice di San Francisco, proprietaria di A16 e S.P.Q.R.

Con una carta vini completamente dedicata ad etichette italiane, la Lindgren constata oggi come l’interesse per varietà meno conosciute sia in grande aumento: “Il Grignolino, ad esempio, sta spopolando a San Francisco, soprattutto come vino a bicchiere, che può accompagnare tutto il pasto”.

 

È quindi importante instaurare un dialogo continuo tra produttori, importatori e distributori, per comprendere le esigenze di ogni specifico mercato e adattare di conseguenza l’offerta, ma anche per permettere agli operatori internazionali di conoscere al meglio il prodotto che vanno a proporre e di farsi ambasciatori consapevoli delle eccellenze italiane.

 

Proprio in questa prospettiva, la giornata si è conclusa con una tavola rotonda, moderata da Ian D’Agata, tra gli esperti e alcuni produttori del Consorzio del Barbera e Vini del Monferrato. Calici alla mano, i presenti hanno degustato e si sono confrontati sui grandi vini della regione, da Grignolino, Ruché, Freisa, al Barbera, per concludere con Malvasia e Loazzolo. Un momento studiato per dare la possibilità di avvicinare ancora i professionisti al territorio e ai suoi protagonisti, per raccontarne le storie e individuarne le prospettive future.

 

Il format, estremamente innovativo, è stato particolarmente apprezzato dagli esperti internazionali, che hanno avuto modo non solo di degustare varietà poco conosciute, ma soprattutto di riscoprire vitigni a lungo sottovalutati: “dopo un paio di pessime esperienze, avevo smesso di proporre il Barbera ai miei clienti. Oggi ho avuto modo di riscoprire questo vitigno, che offre un vino invece davvero versatile, se di alta qualità”, ammette Laura DePasquale, che prosegue elogiando Ruché e Malvasia, varietà troppo poco note all’estero, che è possibile apprezzare veramente solo se contestualizzate nel territorio di produzione.
È proprio da questa esigenza di comunicazione e di confronto che ha preso vita il Progetto Indigena, ideato da Ian D’Agata e dal team di Collisioni con il supporto dell’assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte e presentato domenica alla presenza dell’Assessore Giorgio Ferrero. Un’iniziativa all’insegna della valorizzazione degli autoctoni della Regione, che intende costruire un dialogo continuativo tra importatori, distributori, giornalisti e il territorio, i suoi vini e le persone che ne fanno ogni giorno la storia.

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